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Pensierini...

giglio reduzzi Mar 19, 2025

di Giglio Reduzzi

1. La malagiustizia

Se venisse fatto un referendum su quanta fiducia gli italiani ripongono nella Giustizia l’esito sarebbe scontato.

Risponderebbero tutti di non averne alcuna.

Ad esprimersi favorevolmente sarebbero solo i magistrati e, forse, i loro famigliari.

Difatti nessuno di loro, pur rivendicando un sacco di cose, ha mai chiesto di essere eletto dal popolo.

Si sono sempre accontentati di vincere un concorso.

Ma l’esito di un tale immaginario referendum non dovrebbe sorprendere.

La botte dà il vino che ha.

Per potente che sia (la potenza essendo un’altra delle caratteristiche che rendono così attraente la professione, insieme alle tante altre cose di cui parleremo dopo), la Magistratura è pur sempre una branchia della Pubblica Amministrazione.

Ebbene, quale altro settore della PA conosciamo che, fatto oggetto di un referendum dello stesso tipo, ne uscirebbe meglio?

La Sanità? No, di certo.

I trasporti pubblici? Nemmeno.

La sicurezza delle strade?

Come si vede, è l’intera macchina pubblica che non funziona, non solo la Magistratura.

La botte dà il vino che ha.

E’ solo questione di risonanza e/o visibilità.

Purtroppo le ripercussioni dei comportamenti giudiziari sono maggiori delle altre, ancorchè numericamente inferiori.

Infatti, in tribunale ci vanno in pochi, in treno tutti.

Alcuni vanno anche all’estero, ma solo se programmano il viaggio con i mesi di anticipo necessari per ottenere il passaporto.

Se sono malati, riescono a farsi fare una TAC solo se sono particolarmente fortunati.

Altrimenti debbono ricorrere a  Mario Giordano.

Avrete anche notato che, mentre fino a qualche decennio fa le donne-magistrato erano una rarità, ora in Magistratura ci sono più donne che uomini.

Esattamente come avviene nel mondo della scuola.

Perché?

Perché, in un paese a sostanziale guida maschile, insegnare e giudicare sono le uniche due professioni compatibili con le esigenze familiari.

Difatti esse consentono a chi le esercita di trascorrere “in ufficio” solo un quarto od un quinto del tempo che passerebbero in fabbrica.

Senza contare i periodi di ferie. Cioè, per gli insegnanti, i tre mesi di vacanza estiva e, per i magistrati, le quattro/sei settimane attuali, che solo un apposito intervento legislativo ha impedito fossero otto.

2. La Chiesa di fronte a ReArm Europe

Poiché è chiaro a tutti, forse un po’ meno ad Avvenire, che la Chiesa è - ed è sempre stata- pacifista, mi auguro che il Papa, non appena starà meglio, vorrà adottare una linea più favorevole a Salvini di quella riservatagli in passato, quando i giornali a lui vicini (tipo Famiglia Cristiana) lo paragonavano a Satana.

E che lo stesso vorrà fare il nostro Capo dello Stato che sappiamo condividerne la visione.

In pratica ci aspettiamo che quest’ultimo, invece di fare le pulci ai decreti governativi, per assicurarsi che siano allineati con le direttive dell’UE, passi a verificare che -almeno in materia di riarmo- ne stia sufficientemente lontano.

3. Le radici della Mafia

Mafiosi purtroppo si nasce. Raramente lo si diventa.

Dipende dall’aria che respiri in casa.

Quando hai finito di scontare i tuoi anni di carcere e vieni a casa, respiri la stessa aria di prima e fatalmente continui a fare quello che hai sempre fatto.

Specie se, grazie alla moderna tecnologia ed alla tolleranza/complicità dei carcerieri, non hai mai smesso di farlo.

Per i mafiosi bisognerebbe fare in modo che le colpe non fossero individuali (come vuole la legge), ma quanto meno familiari.

Mentre ora, nelle scuole pubbliche, troviamo delle insegnanti che hanno il resto della famiglia in carcere.

Chi uscirà mai non mafioso da quelle scuole?

Il ciclo è destinato a durare e difatti scopriamo che all’interno della stessa famiglia o clan familiare coesistono carabinieri e mafiosi, cioè guardie e ladri.

 

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